L’arte della medicina consiste nel divertire il paziente mentre la natura cura la malattia.
Voltaire

L’Arte è insospettabilmente e sottilmente curativa.
Molto prima della Fotografia, la Pittura era riuscita a cogliere l’impercettibile della condizione umana.
Esistono modi per fruire dell’Arte nelle sue molteplici forme. Il contatto con le opere artistiche stimolano i processi creativi delle persone.
L’immagine artistica costituisce la prima forma di influenzamento della psiche che l’Homo sapiens ha sperimentato visto che le prime raffigurazioni furono rinvenute nelle caverne più di 30.000 anni fa.
Oggi l’Arte è campo di indagine del cervello e delle sue funzioni. Le tecniche di neuroimmagini hanno iniziato a scrutare il cervello dei musicisti e dei danzatori, degli attori, dei pittori, m anche quello dei fruitori di musica, danza, teatro, immagini.
Recentemente in uno studio condotto da un gruppo di ricercatori norvegesi su un vastissimo campione di 51.000 persone guidati da Koenraad Cuypers e pubblicato sul Journal of Epidemiology and Community helt si è dimostrato che dipingere, scrivere, visitare una mostra o suonare uno strumento musicale rende più felici e in salute. Si è visto nello specifico che agli uomini basta assistere alla cultura, mentre le donne devono poter agire le attività per godere degli effetti benefici (Cuypers K1, Krokstad S, Holmen TL, Skjei Knudtsen M, Bygren LO, Holmen J., Patterns of receptive and creative cultural activities and their association with perceived health, anxiety, depression and satisfaction with life among adults: the HUNT study, Norway, Journal of Epidemiology and Community Health. 2012 Aug;66(8):698-703. doi: 10.1136/jech.2010.113571. Epub 2011 May 23)
Ci sono spazi abitati dalla sofferenza che hanno la necessità di offrire scenari nuovi per poter curare più efficacemente e a più livelli. All’Ospedale di Pistoia il corridoio che porta i pazienti nella sala di emodialisi è decorata con un grande wall painting fatto di strisce colorate e curve che si intrecciano a significare i vasi sanguigni portatori di vita e realizzato da Sol LeWitt, il noto artista americano, mentre il pavimento raffigura le costellazioni ed è realizzato da Claudio Parmeggiani, a significare che è possibile camminare sulle stelle. Dalle finestre i pazienti possono osservare i giardini di ispirazione zen di Hidetoshi Nagasawa, lo scultore e architetto giapponese.
Ma l’Arte ha bisogno di spazi, percorsi e prassi precise per farsi operativa. Il Laboratorio dove di fa Arteterapia è uno spazio ampio e luminosissimo ricco di materiali (carta, colori, stoffe, legno) con cui interagire e creare.
Ancora oggi la pittura nella sua apparente staticità sa parlare all’anima delle persone. Edward Hopper (1882-1968) riesce a cogliere la solitudine dell’uomo moderno. Nella sua pittura appaiono figure umane sospese colte nella loro immobilità, in un silenzio e in attesa, come se aspettassero di vivere altrove. In Nighthawks (Hopper 1942) la solitudine corrisponde a quella tipica sensazione di vuoto sperimentabile nel confrontarsi con le dimensioni di una grande città. Le persone si vedono attraverso il vetro.
Oggi possiamo contare su una forte sensibilità ai temi della cultura e dell’arte da fruire sin dai primi anni di vita. A Torino la Fondazione Medicina a Misura di Donna in collaborazione con il Museo di Palazzo Madama ha avviato un iniziativa per cui l’accesso alla Cultura rientri tra le raccomandazioni per una buona educazione. A ogni bambino nato all’Ospedale Sant’Anna, al momento delle dimissioni viene consegnato un Passaporto Culturale cosicchè la famiglia, nel corso del primo anno di vita del bambino, potrà visitare gratuitamente Palazzo Madama, scegliere un’opera e scattare una fotografia con il neonato che da quel momento diventa Cittadino della Cultura.

NELLA MENTE E NEGLI OCCHI DI GOETHE
Johann Wolfgang Goethe stressato dal suo lavoro in Germania preparò in gran segreto il suo viaggio in Italia.
Soggiornò a Roma dal 1786 al 1788, spesso sotto mentite spoglie, dal momento che era piuttosto noto. Fu colpito immediatamente dalla leggerezza e dall’allegria degli italiani e dell’italianità. Preferì frequentare luoghi popolari come le osterie piuttosto che le case dei nobili.
A 37 anni era già al massimo del successo e della maturità, pronto per la perfezione letteraria. Aveva già scritto I dolori del giovane Werther, romanzo a sfondo autobiografico.
Goethe visse la sua gioventù in una casa dove il padre aveva affisso alle pareti molte vedute di Roma. Il viaggio in Italia e, in particolare, il soggiorno romano ebbe un impatto straordinario su di lui e rese finalmente esperienziale ciò che era stato a lungo immaginale. Nel suo libro Viaggio in Italia del 1787 dette conto di tale viaggio in forma quasi impressionistica ed esistenziale: “Io conto d’essere nato una seconda volta, d’essere davvero risorto, il giorno in cui ho messo piede a Roma”. Allorquando il 29 ottobre 1786 attraversò la Porta Flaminia per la prima volta esclamò: “Seppi per certo che Roma era mia… dopo aver varcato l’arco”.
Goethe non cercò mai la Roma di Michelangelo o Bernini. Nella Cappella Sistina si addormentò. Cercava le radici greco-romane antiche. Il viaggio fu per lui itinerario interiore, non solo semplice evento, ma esperienza rifondativa dell’essere. “Vivo ora in una luminosità ed una quiete dì cui avevo da molto tempo perduta ogni traccia. La mia antica abitudine di vedere e dì leggere le cose come esse sono, la mia costanza nel lasciarmi guidare solo dagli occhi, la mancanza in me d’ogni preconcetto, hanno campo d’esercitarsi ogni giorno e mi rendono beatamente felice. Tutti i giorni un nuovo oggetto meraviglioso, immagini tresche, grandi e preziose, ed un tutto che, si pensi a lungo o si sogni, non si raggiunge mai neppure con l’immaginazione”. Dopo aver scritto molte poesie d’amore fu a Roma che scoprì per la prima volta l’amore sensuale e fisico. Fu innamorato e ricambiato di una une giovane popolana, nonostante le ebbe nascosto la sua vera identità.
A un tratto Goethe fu persuaso di aver computo quell’esperienza di flusso concettualizzato dallo psicologo americano Csikszentmihalyi (1975) che segnala uno stato emotivo particolarmente gratificante in relazione al sentirsi completamente assorbito in una attività, ovvero la capacità di osservare e vedere le cose in modo speciale come fu per il principe Siddharta: “Quando ora mi riconcentrò in me stesso, e lo faccio volentieri in simili circostanze, provo una sensazione che mi rende incomparabilmente felice, tanto che ho perfino il coraggio di esprimerla. Chi sì guardi intorno qui, con serietà e con occhi che sappiano vedere, deve necessariamente acquistare un concetto della solidità che non poteva avere prima. Lo spirito viene portato alla forza e raggiunge una serietà gaia e senza aridità. A me sembra, per esempio, di non aver mai ammirato le cose di questo mondo così giustamente come ora. E mi rallegra già il pensiero delle benefiche conseguenze che ne risentirò per tutta la vita”.

Viaggio in Italia JOHANN GOETHE 1817
Goethe in incognito ROBERTO ZAPPERI 2000