Il Cinema attinge pienamente al racconto omerico con tutto il suo potere affabulatorio riattualizzando il mito mediante lo stupore e l’eccitazione e tentando di trattare nuclei emotivi primitivi dell’essere umano ai limiti della trattabilità come la paura e la rabbia.

D’altro canto i registi attingono al narrativo degli altri, letterario e cinematografico come a una medicina antica per sè,  nutrendosi di storie e mettendo in scena, consapevolmente e non, fantasie personali, pezzi di sè come fu per Federico Fellini e lo è per Tim Burton e molti altri. Propongono allo spettatore esperienze diversificate tra verosomiglianza e onirico.

La narratività fatta di storie e personaggi con i suoi meccanismi identificatori fa parte delle antiche pratiche consolatorie da esplorare e approfondire perchè la mente possa appropriarsi meglio di strumenti per la cura di sè.

Così come avviene per la lettura e la letteratura per cui ognuno sceglie di essere un certo tipo di lettore, così ognuno sceglie di essere un certo tipo di spettatore legandosi a uno o più  generi cinematografici, per quanto oggi siano diffusamente ibridati. Ognuno identifica i propri bisogni narrativi e sceglie di nutrire una certa parte del cervello, tra il comico, il demenziale, il fiabesco, l’orrorifico, il romantico fino all’erotico.

Nella mia esperienza cine-terapeutica ogni mappa soggettiva andrebbe aggiornata potendo includere altre possibilità narrative e auto-narrative che vadano ben oltre la commedia e l’azione e ogni volta che qualcuno ha accolto altre forme narrative è come se avesse agito su parti emotive congelate.

Una fruizione consapevole e matura della visione filmica che metta in moto una certa educazione dello sguardo è in grado di sviluppare proficuamente l’osservazione, l’introspettività e altre competenza spettatoriali rilevanti.

Nelle sceneggiature non più lineari, come nel cinema di David Lynch e non solo, seguiamo personaggi che si frammentano contraddicendosi, generando transpersonaggi che possono ridiventare infine personaggi e il tutto lascia sempre nuclei irrisolti per lo spettatore.

Di seguito suggerisco una lista per cominciare ad allargare il proprio sguardo:

 

Psycho Alfred Hitchcock 1960

Lolita Stanley Kubrick 1962

Otto e mezzo Federico Fellini 1963

2001 Odissea nello spazio Stanley Kubrick 1968

Il cane di paglia Sam Peckinpah 1971

Arancia Meccanica Stanley Kubrick 1971

La rosa purpurea del Cairo Woody Allen 1985

Pulp Fiction Quentin Tarantino 1994

Il Postino Michael Radford 1994

Dead man Jim Jarmush 1995

Lola corre Tom Tykwer 1998

Valmont, Milos Forman 1989

Edward mani di forbice Tim Burton 1990

Fight Club David Fincher 1999

Eyes wide shut Stanley Kubrick 1999

Il meraviglioso mondo di Amelie Jean Jeuvet 2001

Io non ho paura Gabriele Salvadores 2002

Fur – Ritratto immaginario di Diane Arbus Steven Shainberg 2006

Non è un paese per vecchi Joel e Ethan Coen 2007

Camille Gregory Mackenzie 2007

The road John Hillcoat 2009