DOV’E’ IL TUO STUDIO?

LOCALIZZAZIONE, DEFINIZIONE, AMBIENTAZIONE E ISPIRAZIONE
 
“La psicoterapia ha luogo là dove si sovrappongono due aree di gioco,
quella del paziente e quella del terapeuta.
La psicoterapia ha a che fare con due persone
che giocano insieme”
(Donald Winnicott)

 
DOMANDARIO
Che Studio cerchi?
Cosa cerchi in uno Studio?
Cosa ti colpisce per prima di uno spazio?
Cosa intendi evidenziare nel tuo Setting preferito?
Credi in uno Studio a misura di bambino?
Come concepiresti la tua Sala di Attesa?
Qual’ è la tua Idea di Funzionalità?
Qual è la tua Idea di Esteticità?
Che tipo di Luce ti piace?

 

Lo Studio di Psicoterapia è molto più che pareti, soffitto e pavimento. E’ uno spazio di lavoro densissimo, dalla forte rilevanza semiotica e simbolica. Per alcuni versi assomiglierebbe molto all’atelier di un artista in quanto centro ispirativo ed espressivo che deve saper orientare la mente del terapeuta così come quella del paziente.

E’ un dispositivo complesso e multifunzionale che non può non includere anche la valenza ludica, visti i ben noti effetti rigenerativi e ristrutturanti particolarmente utili per la mente adulta, al di là del suo essere doverosamente child-friendly.
Dunque si tratta di un dispositivo da conoscere più a fondo e addomesticare per trasformarlo in strumento di lavoro al proprio servizio.

Lo Studio di Psicoterapia è lungi dall’essere uno spazio professionale qualsiasi; vorrebbe essere piuttosto una casa speciale dove lo Psicoterapeuta nei suoi più che naturali processi di appropriazione spaziale possa potersi accomodare, organizzare, accasarsi e infine dimorare, per quanto si possa trattare pur sempre di una dimora temporanea e, al contempo, offrire uno spazio dove aleggi l’idea dell’abitare come processo identitario fondante.

L’accoglienza, pratica ospitale imprescindibile per gli umani e in particolare per chi cura le persone, ha bisogno di un ulteriore lavoro interpretativo perchè possa produrre buoni interpreti e buone azioni; innanzitutto ha innegabili valenze fisiche e materiali per cui l’ambiente accogliente si fa in prima istanza con molte cose, con i colori, con le sedute tra sedie, poltrone e divani, con i quadri alle pareti e con gli oggetti.

Lo Studio di Psicoterapia necessita di clima e calore, quello stesso calore che talvolta è mancato in forme più o meno gravi nelle case e nelle storie familiari e che per ciò rende necessario un trattamento.
In fondo la seduta di Psicoterapia è un sedersi e ritrovarsi intorno a un focolare o un camino acceso in cui non deve mai mancare la legna da ardere e chi governa il fuoco.

Nella pratica professionale moderna che prevede di ruotare tra vari studi nel corso della settimana per poter accedere a più pazienti ogni professionista può rischiare lievi dispersioni e disappartenenze rispetto allo spazio percepito e vissuto, in una condizione mentale che talvolta può produrre piccole e impercettibili emorragie del sè.
Ciò indurrebbe a considerare il rischio di equiparare gli Studi di Psicoterapia ad ambienti sanitari e ospedalieri con i loro tipici assetti impersonali che li allontana tragicamente e definitivamente da ogni idea di casa sicchè ci si concentri unicamente sui risultati tecnici.

Nell’essere inevitabilmente nomadici, più che di residenza si tratta di domiciliazione per senza fissa dimora. Più che di casa si tratterrebbe di tenda, ovvero una forma esasperatamente provvisoria di stare, per cui di volta in volta terapeuta e paziente parcheggiano oggetti personali nel tempo utile a fare seduta, nel tentativo di definire, sviluppare e sostenere l’atmosfera necessaria.

Per taluni versi lo Studio è ufficio con i suoi elementi più tipici fatto di tavolo, sedie e computer. Ma per quanto possa inevitabilmente finire per esserlo, anche a ragione, in Psicoterapia il paziente non è mai solo una cartella clinica o una pratica su una scrivania. E’ piuttosto persona, peraltro con i suoi bisogni estetici.
Non è un caso che siano proprio alcuni pazienti particolarmente sensibili a ribadire l’importanza di demedicalizzare gli ambienti, di decontaminarli dall’eccesso di bianco o dalla spigolosità degli arredi.

Nei limiti dell’essere un utile strumento di crescita comune, il paziente andrebbe ascoltato e valorizzato in quanto fruitore e interlocutore credibile rispetto ai vissuti con lo spazio, anche laddove lasciasse emergere spunti psicopatologici personali, come nuclei ossessivi o fobici.

Già solo le sedute costituiscono un universo ricchissimo di opzioni dal forte impatto funzionale e strategico se si pensa che siamo entità semioticamente vive e che comunichiamo e determiniamo dinamiche relazionali a prescindere dalle esplicitazioni verbali.

All’interno di uno Studio ogni spazio nella sua specificità ha bisogno di una buona definizione e interpretazione. C’è una necessaria distinzione da fare tra stanza di consultazione, luogo più intimistico, e sala d’attesa, luogo certamente più sociale, ma egualmente sensibile in quanto contenitore e, talvolta, amplificatore di vissuti ansiosi e angosciosi.

Non tutti i Psicoterapeuti sono in grado di scegliere in toto uno Studio, così come non tutti i Psicoterapeuti sono messi in grado di arredare lo Studio in cui esercitano.
Per cui spesso ci si ritrova costretti a stare in spazi impoetici e infelici, luoghi tristi, intristiti da arredi vecchi e inappropriati che piangono e mortificano l’ambiente condizionando la qualità dell’esperienza.
Seppure non tutti i Psicoterapeuti possono godere della medesima sensibilità in merito, almeno agli esordi, si tratta comunque di un ambito di crescita assai peculiare che coinvolge aspetti sottili della propria personalità.
Per uno Psicoterapeuta può certamente giovare essere stati a propria volta pazienti presso lo Studio di qualcun altro, sicchè si possa aver vissuta l’altra prospettiva.

Pertanto essere titolare di Studio costituisce una grande responsabilità nel gestire il potere di allestire gli spazi e renderli idonei, confortevoli ed esteticamente appropriati nel giusto grado.
Per me significa pensare e garantire il benessere totale del paziente così come dell’operatore che vi opera, nella certezza che ogni professionista possa operare al meglio se sta in una Bellezza specificatamente concepita e nell’agio, cosicchè possa imparare a esistere scenograficamente differenziando disposizioni, sedute e luci e avvalendosi di un proprio patrimonio iconografico.

L’arredare è atto connotativo e creativo rilevante per quanto pericolosamente soggettivo. Se da un lato si dovrà evitare accuratamente personalizzazioni estreme, ogni spazio deve essere già di per sé narrativo, oltre che narrabile, a partire dagli elementi che contiene.
Dovrebbe prevedere opere d’Arte e oggetti di Design, prodotti mentali prima che materiali, elementi che rimandano a una ricerca simbolica personale, un’attività connessa intimamente alla Psicoterapia.

Se da una parte lo Studio macro-esperienzialmente è un’esperienza di casa, dall’altra micro-esperienzialmente è un’esperienza multisensoriale se si pensa alla luce e al colore in tutte le sue sfumature, oggi più che mai disponibili con la tecnologia smart e alla materia in tutte le sue molteplici forme.

Ogni Psicoterapeuta dovrebbe avere uno Studio ideale, un punto di riferimento assoluto per quanto non attuato al momento. Dunque dovrebbe coltivare una direzione o un progetto se non immediatamente chiari, certamente definibili e attuabili in itinere.
Nel frattempo nel suo transitare per Studi dovrebbe maturare un proprio modello e fermarsi laddove sente un quid di immateriale, un’energia e una luce speciali per sé in grado di far esplodere al massimo grado il proprio potere terapeutico.

 

BUONE AZIONI
APPROFONDISCI I TEMI DELL’ABITARE SPAZI PROFESSIONALI
RINNOVA IL TUO STUDIO CON PICCOLI INTERVENTI
OSSERVA I STILI DELL’ARREDARE
VISITA I STUDI DEI COLLEGHI
SPERIMENTA NUOVI SETTING
DIFFERENZIA LE SEDUTE
DIFFERENZIA LE LUCI

 

ANTONIO BUFANO
Psicoterapeuta
www.antoniobufano.it