LA CURA TRA VALENZE ESPERIENZIALI E PRESENZE MATERICHE

ANTONIO BUFANO

PSICOTERAPEUTA

Si potrebbe dire, sfidando l’equivoco, che la Psicoterapia si fa con le mani e con i piedi, in quanto necessita del toccare come esperienza primaria infantile rievocata ad hoce opportunamente inclusa in percorsi regressivi certamente utili per tutti e non solo i bambini. L’adulto per quanto ostenti o millanti la propria adultità non sempre può dirsi ben individuato per non dire ben maturo, nè, tanto meno,compiutocome essere umano.E ciò accade ancor di più allorquando si neghi l’accesso alla propria interiorità osiconstatil’incapacità di godere di una quota minima di introspezione.

Per quanto la comprensione metaforica preveda l’attivazione di aree cerebrali sensomotorie, c’è bisogno di dare, comunque, piena possibilità all’esperienza tattile dal vivo. Anche la moderna ricerca sulla Cognizione ormai fortemente orientata alla Embodied e Grounded Cognition che includono nei processi cognitivi percezione, corpo e azione, non riesce a spiegare a sufficienzal’accesso all’astrazione che ha spesso bisogno di buoni traduttori.

In tal senso gli oggetti, che facciano parte della vita ordinaria o straordinaria, in quantoelementi importanti del proprio esistere, oltre che del proprio abitare, fanno terapia potendo diventare mediatori preziosi per veicolare messaggi simbolici altrimenti inaccessibili. Oltre tutto c’è una memoria tattilelegata a un infinità di sensazioni piacevoli come tenere tra le mani la neve fresca, passare le dita tra icapelli, sfiorare la pelle di qualcuno, ovvero una vastità di esperienze tattili, a volte velate o obliate, che costituiscono un deposito si risorse.

Per di più l’essere umano ha bisogno di stare a terra, di toccare terra, di quella sana pratica terapeutica denominata grounding tanto cara alla Bioenergetica di Lowen, ma anche di Barefooting, altra attività benefica che prevede di camminare scalzi sull’erba o altre superfici. Così il camminare si fa ancestrale e liberatorio rinunciando alla condizione claustrofobica della scarpa e rimandando a una tattilità dimenticata, per quanto ciò nasconda innegabili rischi per il piede nudo all’orquando si muove su superfici all’aperto. Nella moderna idea del comodo e della ricerca assoluta di morbido, una spiaggia fatta di sabbia finissima sembrerebbe costituire la migliore esperienza estetica immaginabile nonchèla superfice preferita dove muoversi a piedi nudi, ma il duro dato dai ciottoli propone un esperienza propriocettiva speciale dove il dolore iniziale potrebbe far presto posto all’orgoglio di trasformare i piedi in macchine piùfortie performanti.

Per quanto possa sembrare riduttivo, avere i piedi per terra richiama l’imprescindibile bisogno esistenziale di dare fondamento, prima che nutrimento, all’essere, di darsi un radicamento, così come farebbe istintivamente un albero. Per Lowen il corpo costituisce la prima casa, ovvero il primo luogo da conoscere e di cui aver cura. Non essere connessi sensibilmente al proprio corpo significherebbe fluttuare nella vita senza direzione. E, a proposito di presenze vegetali, mi piacerà sempre pensare che in ogni studio dedicato all’esplorazione psicoterapeutica, da qualche parte, che sia stanza di consultazione o sala di attesa, possa comparire la forma, anche abbozzata o stilizzata, di un albero a rimarcare la forza vegetale e la sua capacità, pur nell’apparente immobilità, di muoversi, di darsi una mossa e uno sviluppo.

Dunque l’essere umano dovrebbe riconoscersi profondamente nell’Ambiente in cui vive, ma, per quanto sia collocato in un Vivente multiforme e variopinto con una sensorialità apparentemente sempre accesa, almeno in stato di veglia, non è detto che veda come dovrebbe vedere o senta come dovrebbe sentire. E ciò sembra valere in tutti i sensi. Vivere all’interno di un ambientazione fortemente urbanizzata costringe e vizia i sensi opacizzandoli, così come avviene per i detenuti fino a determinare una condizione nota come sindrome di prisonizzazione.

Eppure noi siamo Materia. Il Corpo umano è già Materia e materiale, con la sua Carne, i Tessuti, le Ossa, gli Organi, le Cellule, l’Acqua e altri fluidi e in quanto tale necessita di un certo tipo di sperimentazione che ci mette in contatto con l’Origine e ci induce a sviluppare una connessione con il Mondo Materiale.

La Materia, prima ancora della Forma, in quanto ente originale esperibile in purezza, in quanto radice delle Cose, costituisce quell’Emozionante speciale in grado di comunicare sensazioni precise e di essere poetica in sé, a prescindere dalle qualità fisiche. In tal senso eccita la nostra esperienza estetica. Si pensi alla pietra, prima materia apparsa sulla Terra, o al legno, che per Frank Wright, noto architetto americano, costituiva il materiale con cui l’uomo ama stare in compagnia per il calore e il suono che dona, ma anche al marmo, che pur nella sua freddezza, comunica un senso di solidità insieme alla fragilità, oppure al vetro con le sue trasparenze e la sua estrema fragilità. E infine c’è la plastica, i polimeri con la loro invasività, capaci di essere tutto, di imitare ogni cosa, in un identità che pare parassitaria. Nel suo essere per l’appunto plastica, la plastica ha finito per alimentare il sogno velleitario generativo dell’uomo, ossia la capacità più che alchemica di produrre la materia dal nulla.

Siamo evidentemente nei paraggi dell’Arte e della sensibilità dell’Artista, laddove sarebbe bello che tutti si portassero e si intrattenessero per vivere innanzitutto la matericità di Michelangelo che vedeva con gli occhi della mente la figura nel blocco di pietra, essenza infinita descritta nelle sue Rime, e poi la polimatericità così come proclamata da Boccioni nel suo Manifesto del 1912, e infine da Prampolini con il suo Manifesto sull’Arte Polimaterica del 1944 in cui si asseriva che la Realtà dipinta veniva sostituita dalla Realtà della Materia, ovvero un vivere plasticamente l’Arte per fare di più materiali una cosa sola. E’ in questo specifico spazio esperienziale che il Terapeuta gioca altre possibilità terapeutiche, mentre l’Arte ha già fatto le sue sperimentazioni con il libro di latta di Marinetti o il libro imbullonato di Depero, in cui l’oggetto libro si fa più che mai materico, perdendo però la sua funzionalità.

Ma, a prescindere del libro come luogo che raccoglie e custodisce una storia,ormai largamente legittimato e impiegato nei percorsi terapeutici, nel bisogno vitale di una narratività estesa della Psicoterapia moderna, la Materia non scopre narrative nuove, ma sollecita un Narrativo antico, a rischio estinzione, fatto dell’incontro mitologico dell’Uomo con entità fisiche primarie per cui il ferro ricorda la spada nella roccia narrata nelle leggende celtiche, la pietra è la stessa evocata da Gesù, l’olivo nella sua bellezza fu cantato dal profeta Osea. E fu proprio di legno di olivo il tronco che trafisse l’occhio di Polifemo, così come il letto nuziale realizzato da Ulisse per Penelope a significare la durevolezza dell’unione.

Diversamente la Forma e l’Oggetto costituiscono la trasformazione operata dall’uomo, in grado di attivare altri livelli culturali della persona con tutti irichiami fertili al Design, all’Armonia e alla Composizione. Nello specifico uno Studio che fa Psicoterapia potrebbe popolarsi di sfere o Oggetti sferici in quanto la sfera è Oggetto perfetto sicchè potrebbe comparire un pallone con tutti i richiami al gioco e al piacere del movimento o una palla luminosa, eventualmente smart per mediare un lavoro che implichino il toccare la luce e l’illuminazione come stato mentale di Grazia, ma anche sfumature metaforiche che alludono alla sfera di cristallo e alla velleità umana di fare lettura della mente.

Alla fine ci ritroviamo ad apprezzare tutte le valenze esperienziali della Psicoterapia per cui la Cura cerca di attualizzarsi in più forme, tra oggetti grezzi e lavorati, così come è per i processi terapeutici che attivano trasformazioni dell’essere e dell’anima. Il paziente stesso dovrebbe farsi abbastanza oggetto perché la sua sofferenza possa diventare oggetto di Cura, dovrebbegiungere alla cura in forma grezza, come disponibilità aperta all’affidamento, aspettandosi di diventare materia trattabile. Il Terapeuta, dal canto suo, ha bisogno di garantirsi una sua manualità per cui si adopera sforzandosi di essere artigiano, fabbro, falegname, stando tra riparazione e creazione. In fondo è bene che il paziente si proponga, per l’appunto, grezzo piuttosto che prodotto semilavorato, ovvero già oggetto di trattamento terapeutico fallimentare,laddove possano essere stati istallati programmi orientati al sabotaggio di sé e del proprio potere curante, ma anche dello Psicoterapeuta e della Psicoterapia.

In fin dei conti la Psicoterapia è il dispositivo più intelligente che si conosca per trasformare la dirompenza di vissuti emotivi intensi e perniciosi come la rabbia che può avere valenze seriamente distruttive, ma spesso ha bisogno di dispositivi altri per operarvi al meglio e dissolvere parte della sua energia. La carta nella sua ampia versatilità e assoluta semplicità porta il suo utile. In Bioenergetica si utilizzano fogli di carta invitando il paziente a strapparli per dare spazio agli agiti in quanto la verbalità, per quanto ancorabile al sensoriale, non riesce a esaurire la portata di dimensioni interne complesse.

La Terapia cerca il suo Ovunque aspirando a massimizzare l’Esperienziale nella sua valenza olistica e mortificare il Razionale nel suo essere invasivo, riduttivo e miope, attingendo alla vastità delle stimolazioni già attive nella vita di ognuno aggiungendo ciò che è disponibile ecologicamente nell’ambiente di vita. Così rimette in gioco il Toccante e il piacere sensoriale nelle sue forme più dettagliate. Amelie Poulain, la protagonista del film Il meraviglioso mondo di Amelie(Janet 2001), figura romantica e sognante, porta al centro il tema della terapeuticità sottile affidata alla ricerca personale per cui, pur nel suo disagio disadattivo, oltre a essere animata da un grande amore per il suo prossimo e praticare una specie di cura anonima, individua una qualche forma di cura personale trovando il piacere per sè nei piccoli gesti come affondare le dita in un sacco pieno di legumi.

Al di fuori delle stanze di Psicoterapia e dei ben noti percorsi arte-terapeutici, la ricerca materica, pur a tratti fuori-coscienza, cerca una base affettiva che la sostanzi e la orienti potendosi svolgere ulteriormente in più direzioni, cercando forme credibili di un fare con le mani in grado di produrre condivisione tra gli esseri umani come fu per Paul Klee che ricorse a materiali poveri rianimandoli e realizzò per suo figlio Felix un Teatrino.

Pertanto la Psicoterapia non può rinunciare alla fisicità, al potere dato dal concedere spazio e felicità alle mani e alla manipolazione, in particolar modo quando si intercettano bisogni legati al maneggiare oggetti come matite o altro. Già gli antichi guerrieri cinesi erano soliti manipolare le noci nel palmo della mano per tonificarla e successivamente si diffuse la pratica quotidiana di manipolare sfere d’acciaio facendole roteare nella mano in senso orario o antiorario muovendo le dita. Fu un medico di corte che consigliò all’imperatore Qianlong tale pratica e questi ne fu talmente impressionato pergli effetti benefici dadiffonderla all’intero popolo. Oggi è nota come pratica antistress. Peraltro la sfera rappresenta la regolarità e la pienezza assoluta. A me piace lasciare a portata di mano oggetti accessibili e impiegabili per la manipolazione dei propri stati emotivi come la tensione e lo stress, a riprova che è possibile agire sul proprio umore modificandolo in tempo reale. Nella mia esperienza clinica non è affatto inusuale che pazienti si alzino in piedi per prendere cose da tenere in mano, mentre sentono premere il discorso e caricarsi emotivamente.

In realtà il contatto fisico con le cose richiama il livello primario dato dal corporeo e, nelle culture moderne, sostituisce opportunamente il contatto con il corpo dell’altro, evento non esente da problematicità, se si considera l’omofobia di alcuni maschi, già oggetto di studio in molte ricerche come in una in particolare condotta su un gruppo di soggetti polacchi (DARIUTZ DELINSKI Touch, Compliance, and Homophobia, Journal of Non verbal Behaviour 2010). Talora all’interno di una seduta il flusso conversazionale si approfondisce magicamente proprio allorquando il paziente prende in mano un oggetto. Talvolta può chiedere l’autorizzazione a prendere oppure fa un agito, confermando la rilevanza del contatto fisico come ratifica dell’esistere e medium per il pensare.

Ed è qui che si fa necessario e utile una disamina più accurata dei materiali e del forte Simbolico che emana. La Psicoterapia costruisce e co-costruisce continuamente con il paziente un universo simbolico complesso, in cui l’accesso all’Emozionale può essere dato da un esperienza proustiana che si ancora a un entità fisica. La pietra sfida il tempo, così come il marmo ha da sempre evocato l’eternità, già dai tempi dei Romani. Il corallo, materia abissale, disponibile fresca o in forma fossile, è esperire la natura nella sua piena naturalità, è esplorare la bellezza nella viscere della terra. E’ inabissarsi, è fare viaggio nella profondità marina, in modi simili a come John Keats intendeva il suo fare anima. Per taluni può coincidere con l’incontro con Ariel, ovvero con il Fiabesco. Il vetro, materia immateriale, dialoga con la luce, lasciandosi penetrare.

La Terapia, in quanto struttura che connette come ribadirebbe Bateson, crea cerchi tra il Quotidiano e il non, cerca di ripristinare un dialogo antico e ampio con l’Ambiente e con la Natura e i suoi elementi, con la terra, l’acqua, il fuoco e l’aria, potendovi trovarne tracce all’interno della personalità tra caparbietà, flessibilità, passione e leggerezza. Pur nello smarrimento del Sacro di questo tempo moderno, tali elementi recano ancora in sé potentissimi simbolismi per l’essere umano come l’acqua in cui c’è il Vitale, il Purificante, l’Iniziatico e l’Eterno, ma anche l’esperienza quotidiana del lavarsi e del bere. In un caso di compulsione omosessuale in un soggetto sessantenne con velleità religiose è risultato efficace esporlo, con approccio strategico che ricalcasse le convinzioni del paziente, al contatto e alla contemplazione di una brocca colma di acqua da  rinnovare ogni giorno.

Ancor più specificatamente, la Terapia che ha già reso la stanza della Terapia una Casa nutriente, ovvero un Oggetto Buono da mangiare e da mordere, una sorta di Casetta di Marzapane senza la strega, cerca di rianimare l’idea di Casa declinandola in infinite forme, dalla Casetta degli uccellini alla conchiglia, entrambe presenze certe del mio Studio. La conchiglia, considerata dai popoli antichi doni magici del mare, per di più, già casa, richiama la funzione dell’Ascolto, ma anche il potere di agire sul Caos. Tritone, figlio di Poseidone, vi soffiava dentro per placare la furia del mare. Dunque il soffio è in grado di accendere o spegnere un energia, se si include il fuoco. Pertanto con i pazienti diventa particolarmente divertente giocare con le conchiglie, con l’idea dura del guscio e quindi della corazza reichiana, dell’entrare e dell’uscire, del nascondersi e dell’esporsi, del Suono e del Magico, ma anche del controllo sul proprio Caos. Io posseggo un Nautilus con la sua spirale perfetta, già descritta da Cartesio e spira mirabilis per Bernoulli che la volle scolpita sulla sua tomba.

Un fulcro attrattivo centrale all’interno della mia stanza di consultazione è, senz’altro, una scatola rossa su un tavolo in rovere che richiama inevitabilmente l’attenzione dove nel tempo si sono raccolti oggetti dalle varie forme, pesi e consistenze, per lo più in un ambito primario, ovvero sferico o ovoidale. Vi si adunano materiali come pietra, alabastro con la sua traslucidità, sughero, alluminio, rame, acciaio, legno di vario tipo, in particolare olivo, pelle, madreperla, stoffa, lana, cuoio, silicone, gomma e perfino plastica, ovvero il simbolo assoluto della modernità, oggetti dalla superfice diversificata, corpi lisci e ruvidi e temperature diverse, caldi e freddi, molli e duri. Tutti sono dimensionati in modo da diventare piacevolmente maneggevoli.

Il paziente giunge puntualmente nella stanza della Terapia con il suo schiacciante fardello di Malessere, che potrebbe farsi sacco di carbone destinato, come da tradizione, ma questa volta in forma autopunitiva, ai più cattivi. Anche qui il Dolore non prescinde dalla materia, seppure fantasticata, una materia nera e grave. Il Depresso, pietrificato dalla propria inutilità, prende peso e perde progressivamente contatto con il suo corpo e, in particolare, tonicità muscolare fino a diventare molliccio, quasi un corpo morto, una presenza cadaverica all’interno della stanza della Terapia e, dunque, attende di essere rianimato. Pertanto ha bisogno, oltre che di soffio vitale, di riprendere contatto con il sodo e il duro, con un pieno che opponga resistenza, che metta in moto e in gioco il suo corpo, la sua forza fisica. In tali casi mi capita di invitare il paziente a maneggiare palle di gomma o silicone di diversa consistenza e materia sicchè  possa sperimentarne gli effetti diversificati su di sé, effetti che al contempo siano fisici e simbolici.

Dal canto suo, invece, l’Ansioso può trovare un pò del suo rassicurante necessario in una stanza di Terapia qualora questa sia in grado di farsi abbastanza tana, ma certamente non tomba, in modo che lo ripari dal Mondo e, nel contempo, non lo escluda completamente da esso.

Il luogo dove si fa terapia dovrebbe essere luogo sensazionale, dovrebbe produrre come primo effetto una precisa sensazione già ben descritta da Holly, la protagonista di Colazione da Tiffany (Capote 1958, Edwards 1961), ragazza leggera e solo apparentemente libera, dolce e cinica, ma anche randagica come il suo gatto, che ritrova in una gioielleria il suo mancante, quel senso di ordine e protezione che non ha e di cui sente l’imprescindibile bisogno. Qui Holly, colei che vive in una casa provvisoria dove perfino il telefono è in una scatola di cartone, giunge a concepire ed eleggere un luogo così fiero come strumento terapeutico in risposta alle sue paturnie, così come chiama efficacemente i suoi stati di sconforto e a fruirne pur sapendo di avere a che fare con i gioielli, ovvero il vero Intoccabile per una ragazza come lei dalle modeste origini.

L’Ossessivo, peraltro, nel suo rigore ha già sviluppato un senso di attaccamento morboso verso gli oggetti. Spesso è un collezionista che ha individuato nell’accumulo una strategia per gestire l’ansia. E’ da qui che emerge l’importanza di progettare un educazione speciale in grado di generare nuovi vissuti intorno alle cose fino a fondare una nuova cultura materiale, che preveda tutti, il Paziente così come il Terapeuta, eventualmente oscillante tra insensibilità alla questione e eccessi narcisistici.

Dunque la stanza della Terapia dovrebbe possedere, in modi sobri e misurati, aspetti misterici e potersi disvelare lentamente in tutte le sue bellezze nascoste come le già citate conchiglie, veri e propri oggetti evocativi legati al mare e ai vissuti della Memoria e dell’Altrove. Una piccola scatola può custodire biglie di vetro, oggetti iconici di un giocare antico, che non hanno smesso di emanare fascino, ma che, piuttosto cercano nuovi estimatori capaci di valorizzare il gioco analogico e off-line. Perfino il libro, nella sua realtà pienamente fisica e cartacea, può diventare oggetto ludico dagli esiti imprevedibili, da esplorare per il bambino come per l’adulto. Talvolta il terapeuta e il paziente, che sia bambino o adulto, possono concedersi spazi di stupore condiviso e di sana regressione ritrovandosi a scoprire la bellezza di una pubblicazione illustrata cosicchè l’esperienza visiva si possa fondere bene con quella tattile.

In sintesi la Psicoterapia dovrebbe aiutare tutti a liberarsi di identificazioni morbose con gli oggetti, situabili più o meno, tra il problematico e il patologico. Si pensi all’attaccamento prodotto verso cose dalla grande forza attrattiva come l’automobile, dove specie il Maschile si concentra sviluppando un investimento per giunta violento, potendo provare sentimenti fortissimi come l’invidia. Marshall McLuhan, lo studioso canadese di Comunicazione, la definiva moglie meccanica, cogliendo a pieno la valenza erotica.

Concludendo e volendo immaginare un Terapeuta sufficientemente buono, potremmo auspicare un universo fatto di Terapeuti consapevolmente situati e felicemente materici, che abbiano un idea abbastanza larga di Terapia, che siano in grado di dare estrema tangibilità allo spazio, di estrarre tutto il miglior Simbolico dalle Cose e dalla Casa e promuovere le migliori esperienze per sé e i pazienti. In fondo siamo abbastanza vicini alle idee suggestive di Giovanni Madonna sull’Estetica della Cura, che attinge alla grande visione connettiva di Bateson e al paradigma di una psicopatologia come disconnessione tra le parti della Mente (Madonna 2013) siccchè si possa creare un linguaggio nuovo che faccia di ogni singola Seduta una piccola Opera d’Arte in cui la Parola si faccia Materia.

Per me tutto sembra essersi originato da un amore speciale per la materia antica, per la pietra che fa il resto archeologico che, proprio per il suo informe, reso tale dal tempo, pare emanare ancora di più un fascino e un energia sconosciuta e sembra voler raccontare, qualora ci si ponga nella giusta interlocuzione, un infinità di storie.

APPENDICE

Qui di seguito un elenco delle Presenze necessarie all’interno di uno Studio dove si fa o si dovrebbe fare Psicoterapia, che parte dalla Materia e arriva all’Oggetto.

 

MATERIALI

CARTA

SPUGNA

SUGHERO

GOMMA

SILICONE

PELLE

CUOIO

OSSO

LEGNO

CORALLO

PLASTICA

POMICE

PIETRA

MADREPERLA

GIADA

ALABASTRO

MARMO

ALLLUMINIO

RAME

ACCIAIO

 

FORME

PALLA

UOVO

CONO

CUBO

CILINDRO

PIRAMIDE

 

OGGETTI

SASSI

CORDA

CATENA

CILICIO

CINTA

BASTONE

CIUCCIO

BIBERON

BACCHETTA MAGICA

PALLA DI VETRO

BIGLIA DI VETRO

ANELLO

CONCHIGLIA

FIONDA

LIBRO ILLUSTRATO

MELA ROSSA

LAMPADA MAGICA

TAPPETO VOLANTE

SCARPETTA ROSSA

PIETRA FILOSOFALE

METRONOMO

 

PERSONAGGI

ALICE

PETER PAN

PINOCCHIO

BIANCONIGLIO

RANOCCHIO

BESTIA

PER UNA BIBLIOTECA UTILE

WRIGHT Frank Lloyd (1928) Il significato dei materiali in Per la causa dell’Architettura, Gangemi1989

CAPOTE Truman (1958) Colazione da Tiffany

MADONNA Giovanni (2013) La psicoterapia attraverso Bateson. Verso un Estetica della Cura

 

PER UNA CINETECA UTILE

Colazione da Tiffany BLAKE EDWARDS 1961

Il meraviglioso mondo di Amelie JEAN-PIERRE JEUNET 2001

 

Roma, lì 7 Marzo 2019                                                                Dr. Antonio Bufano